11 febbraio, 2012

Ancora repressione e morte a Panama



Due morti durante la protesta della popolazione indigena contro l'attività mineraria. Alla fine il governo cede

La comunità indigena Ngäbe Buglé, sostenuta da decine di organizzazioni panamensi, ha iniziato lo scorso 31 gennaio una forte protesta per esigere al governo il rispetto di un accordo firmato alcuni mesi prima, nel quale si prevedeva la cancellazione di tutte le concessioni già assegnate a imprese nazionali o straniere per l'esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie e la costruzione di progetti idroelettrici all'interno del proprio territorio (comarca). Tale decisione sarebbe stata inserita nel nuovo Codice minerario.
 
Nonostante l'accordo raggiunto, il ministro per l'Industria e il Commercio ha deciso di apportare alcune modifiche al testo e il Parlamento ha poi di fatto stralciato l'articolo 5 del nuovo Codice che regolava questi aspetti. La reazione della comunità indigena è stata immediata, con l'inizio di blocchi stradali in vari punti del Paese. 
 
Sulla Comarca Ngäbe-Buglé hanno già da tempo puntato gli occhi varie imprese multinazionali
¹ e lo stesso governo, in modo particolare per la presenza di uno dei più grandi giacimenti di rame della regione. Il Cerro Colorado ha infatti una riserva di rame stimata intorno ai 17.5 milioni di chilogrammi, per un valore di circa 150 miliardi di dollari. La zona è inoltre particolarmente adatta per sviluppare progetti idroelettrici. 
 
La mancanza di volontà da parte del governo di cercare un accordo con la comunità indigena è stata più che evidente lo scorso 5 novembre quando, dopo sei giorni di protesta, si è prima rifiutato di riunirsi per cercare una soluzione pacifica e ha poi lanciato i corpi speciali della Polizia contro la popolazione che protestava in modo pacifico nella località di San Félix, Chiriquí.

Come già accaduto nel 2010, quando il governo di Martinelli represse senza pietà i lavoratori delle piantagioni di banane di Changuinola, Bocas del Toro, le forze speciali hanno attaccato con fucili caricati a pallettoni, pistole e gas lacrimogeni, provocando la morte di almeno due persone  - Jerónimo Rodríguez Tugri e Francisco Miranda - e decine di feriti e detenuti. 

Repressione
 
"La repressione è stata preparata con attenzione dal governo. Due giorni prima hanno bloccato le comunicazioni telefoniche e hanno circondato la zona della protesta, impedendo l'entrata di cibo e acqua. Hanno addirittura lanciato una campagna mediatica per fare credere che i manifestanti avevano sequestrato dei turisti. Poi hanno attaccato e hanno massacrato la gente", ha detto  Alejandro John, segretario generale del Sindacato industriale dei lavoratori della fabbricazione e commercializzazione di bibite gassate, birra, liquori e simili (Sitrafcorebgascelis). 
 
Il dirigente ha informato che il sindacato sta manifestando davanti al Parlamento a sostegno della protesta della comunità Ngäbe-Buglé e che parteciperà alle mobilitazioni previste per i prossimi giorni. "Condanniamo questo nuovo attacco contro la popolazione, sosteniamo la lotta contro l'attività mineraria ed esigiamo che si reincorpori l'articolo 5 nel Codice Minerario e che si fermi immediatamente la repressione. 
 
Sembra - ha continuato John - che la tragica esperienza di Changuinola non abbia insegnato niente. Continua a essere un governo di padroni senza scrupoli che pensa solo ad accumulare capitale e che non ascolta la gente", ha affermato il dirigente sindacale. 
 
Anche per Genaro Benett, segretario generale del Sindacato dei lavoratori dell'industria bananiera (Sitraibana), la situazione è grave e merita l'attenzione della comunità internazionale. "Stiamo vivendo sulla nostra pelle ciò che sta succedendo. Il 95 per cento dei nostri iscritti appartiene a comunità indigene della zona e in segno di protesta abbiamo iniziato uno sciopero a oltranza per dimostrare la nostra solidarietà con la Comarca Ngäbe-Buglé. 
 
È stata una repressione selvaggia. A questa gente non interessa la vita delle persone. Nei prossimi giorni decideremo come continuare il nostro sostegno alla lotta che si è estesa a tutto il Paese e che è importante fare conoscere a livello internazionale" ha assicurato Benett. 
 
Mentre la notizia della repressione veniva ripresa da varie agenzie di stampa, un'ampia coalizione di organizzazioni panamensi ha chiesto al governo di Martinelli il rispetto della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene, della Legge 41 sulle terre comarcali e della Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sui popoli indigeni e tribali.

Accordo 

Tre giorni dopo la repressione e alla vigilia di una delle più grandi manifestazioni organizzate a Panama, lo scorso 8 febbraio il governo di Martinelli ha ceduto ed ha accettato tutte le proposte presentate dalla comunità Ngäbe-Buglé. L'accordo firmato dalle parti prevede la liberazione di tutti detenuti (si parla di circa 200 indigeni scomparsi), la cessazione della repressione, garazie di sicurezza per tutta la dirigenza, la non persecuzione dei manifestanti e il risarcimento per le famiglie delle persone ferite e uccise.

L'accordo prevede inoltre il ritiro immediato dei corpi speciali della Polizia dalla zona, l'inizio di un dialogo che abbia come mediatori la chiesa cattolica ed evangelica, la relatrice ONU a Panama e il rettore dell'Università di Panama. Con rispetto al Codice Minerario (Legge 415), si accorda l'incorporazione e discussione dell'articolo 5. Si sollecita infine agli organismi dei diritti umani una profonda indagine su quanto avvenuto durante la repressione.

Nonostante ciò, il combattivo Fronte nazionale per la difesa dei diritti economici e sociali (Frenadeso) ha dichiarato che si manterrà vigilante in quanto non crede alle promesse del governo. "Non si può credere a questo governo della menzogna e dell'inganno. Vigileremo su quanto farà Martinelli affinché non cerchi di prendersi nuovamente gioco della popolazione Ngäbe Buglé. Le cause del conflitto non sono state risolte e ci aspettiamo che l'articolo 5 venga reintegrato nella Legge 415 e approvato come esige la popolazione Ngäbe Buglé. Saremo pronti a dare la nostra solidarietà se le circostanze lo richiederanno", ha assicurato Frenadeso.

Note: 
¹ L'impresa canadese Inmet Mining e il consorzio coreano Korea Resources, LS-Nikko Copper e Korea Export Insurance (KEIC). L'impresa statunitense di energia AES.


© (Testo Giorgio Trucchi  - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione  Italia-Nicaragua - www.itanica.org )    


01 febbraio, 2012

DICHIARAZIONE DEL PRIMO INCONTRO DEL MOVIMENTO MESOAMERICANO CONTRO IL MODELLO ESTRATTIVO MINERARIO M4





Ci siamo riuniti nella Valle di Siria, Honduras, nei giorni 26, 27, 28 e 29 gennaio, delegazioni nazionali di Panama, Costa Rica, Honduras, Salvador, Guatemala, Messico, con la partecipazione di rappresentanti d’organizzazioni solidali degli Stati Uniti e del Canada, per dibattere, intercambiare e stabilire accordi di lotta contro il modello minerario estrattivo che oggi flagella i nostri territori.
Con l'impulso dato al modello d’accumulazione neoliberista, l'aggressione delle compagnie minerarie nella regione centroamericana si è intensificata velocemente. Il modello estrattivo minerario si contraddistingue come processo aggressivo, predatorio e  manipolatore, che pone gli interessi economici al di sopra della vita stessa, della sostenibilità ambientale e della diversità culturale. È un modello perverso e senza etica, che utilizza il "maquillage  verde" e la  responsabilità  sociale dell’impresa autodefinendosi "attività mineraria verde, sostenibile e responsabile", che promuove nei nostri paesi il falso mito dello "sviluppo" e dell’"economia verde", basandosi su presunti progressi tecnologici, volti a distruggere territori nel minor tempo possibile.
Queste imprese, in maggioranza canadesi, hanno provocato nelle nostre popolazioni fenomeni d’impoverimento, conflittualità sociale, divisione, malattie, distruzione dell'ecosistema; così come un attacco sistematico alle nostre culture originarie, in contrasto con la cosmovisione dei popoli.
Nei nostri paesi le imprese minerarie hanno corrotto la classe politica al governo per adattare le leggi e le politiche pubbliche a loro vantaggio e convenienza, violando la sovranità nazionale ed i diritti collettivi dei popoli, riconosciuti, tra gli altri, da strumenti internazionali quali l'Accordo 169 dell'OIT e la Dichiarazione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Popoli Indigeni.
D’altro canto il governo canadese ha creato una politica d’intrallazzi a favore delle imprese minerarie causando ripetutamente la violazione della sovranità dei nostri paesi.
In questo contesto, nella regione centroamericana a beneficio delle imprese minerarie si stanno favorendo cambi alle legislazioni, in cui la discussione si riduce ai presunti benefici  economici, senza tener conto dei rischi che tale modello comporta per la vita. Per smantellare la resistenza si usa la strategia di criminalizzare le lotte sociali, militarizzare i territori, impiegare le forze di sicurezza degli Stati per assassinare, reprimere ed intimidire il popolo. 

A fronte di questa situazione, Dichiariamo

- Il movimento mesoamericano s’impegna a lottare coordinatamente per esigere l’annullamento delle concessioni minerarie, imposte senza il consenso delle popolazioni, ed il ritiro delle imprese dai nostri territori danneggiati ed il risarcimento integrale dei danni causati. 

- Denunciamo la repressione e la persecuzione che stanno subendo sorelle e fratelli in lotta per la difesa del territorio, soprattutto in Salvador, Honduras, Messico e Guatemala. 

- Chiediamo che si rispettino le decisioni dei popoli sui loro territori ed il diritto alla consultazione, che si rendano operativi gli accordi internazionali a favore dei diritti umani e ambientali, che in precedenza i nostri governi hanno sottoscritto. 

- Denunciamo l'ingerenza d’imprese multinazionali e di ambasciate come quelle di Stati Uniti e Canada, che spingono a riforme di legge riguardanti il settore estrattivo, privilegiando gli interessi delle multinazionali ed ignorando le proposte di organizzazioni e popoli, vedansi i casi di Panama, Honduras e Guatemala. 

- Intensificheremo azioni congiunte a livello centroamericano contro il modello estrattivo minerario e proposte per un nuovo modello di benessere, che garantisca il rispetto della vita in armonia con madre natura. 

Salutiamo e ci rendiamo solidali con le mobilitazioni del popolo Panamense contro le attività estrattive e le riforme di legge volte a favorire le imprese minerarie. 

Denunciamo la politica di concessione di una terza parte del territorio nazionale alle multinazionali minerarie da parte del governo messicano, come i gravi casi di Cerro de San Pedro, Wirikuta e Caballo Blanco, tra gli altri. 

Festeggiamo, insieme al popolo costaricense, l'approvazione della legge che proibisce l’estrazione dei metalli a cielo aperto e l'uso del cianuro sul suo territorio, e lo invitiamo a restare vigile di fronte a nuove offensive da parte del modello estrattivo minerario. 

Rifiutiamo il disegno di legge sull’attività estrattiva che pretende approvare il Congresso Nazionale honduregno, in quanto estremamente lesivo del popolo in generale, dell'ecosistema, nonché tutela per gli interessi economici delle imprese minerarie e degli imprenditori nazionali che fanno loro da prestanome. 

Esigiamo il rispetto dei risultati delle oltre 50 consultazioni comunitarie realizzate in Guatemala, che hanno detto no all’attività estrattiva. Salutiamo la resistenza del popolo salvadoregno e chiediamo la fine della persecuzione nei confronti dei compagni e compagne del Comitato Ambientale di Cabañas. 

Celebriamo l’impegno e l'appoggio di persone ed organizzazioni solidali degli Stati Uniti e del Canada, che denunciano e contrastano gli abusi delle imprese dei loro paesi, che violano i diritti dei popoli abitanti nella regione mesoamericana. 

"DA PANAMA AL CANADA, L’ATTIVITA’ MINERARIA NON VA" 

Valle di Siria, Honduras, domenica 29 gennaio 2012 


23 gennaio, 2012

HONDURAS: Un'altro omicidio nel Bajo Aguan


20 Gennaio 2011  
  
Un'altro omicidio nel Bajo Aguan  
  
Oggi,alle 7:00 della mattina,é stato assassinato il dirigente contadino Matias Valle Cárdenas da sicari incappucciati a bordo di una motocicletta.  
Il fatto è accaduto nel Villaggio di  Quebrada de Arena, municipio di Tocoa, dipartimento di Colon.  
Matias Valle apparteneva all'Insediamento Contadino "Nueva Confianza" che fa parte 
del Movimento Unificatore Contadino Dell'Aguan (MUCA).  
  
Il compagno Matias Valle aveva 50 anni ed era padre di 6 figli, 3 di essi minori d'età procreati con sua moglie Dominga Ramos Montolla.  
Il compagno é stato assassinato,mentre aspettava di prende un pullman interurbano,
da tre colpi di pallottola all'altezza del torace che gli hanno provocato la morte di forma istantanea.  
Questi fatti succedono in un momento in cui il MUCA ha denunciato l'inadempimento degli accordi che ha firmato da parte di Porfirio Lobo Sosa ed anche in un momentonel quale si respinge la proposta inumana presentata al MUCA da parte di Banca Ficohsa e la Segreteria delle Finanze, la quale soffocherebbe il movimento Contadino.  
  
Una volta di più,chiamiamo gli Organismi Difensori dei Diritti umani nazionali ed internazionali ad offrire un accompagnamento a questa lotta contadina per la vita.  
  
Il MUCA ripudia e condanna questi atti vigliacci ed intimidatori  contro i contadini, 
e chiamia il regime di Lobo Sosa a frenare questa violenza contro i contadini del Bajo Aguan.

HONDURAS: COMUNICATO ZACATE GRANDE


Comunicato: Movimento di Recuperazione e titolazione delle Terre e Liberazione delle spiagge di Zacate Grande - Direzione generale delle  basi contadine  

Facusse attraverso i Media Golpisti cerca  di occultare la sua campagna 
di  morte ed esilio contro gli abitanti di Zacate Grande.  
  
Al popolo honduregno.  
Ai movimenti sociali, indigeni, popolari e contadini.  
Ai mezzi di Comunicazione alternativi e Comunitari.  
Agli Organismi di Diritti Umani, Nazionali ed Internazionali.  
  
  
Compagni e Compagne com'é di conoscenza pubblica, le piovre della comunicazione continuano legalizzando, con le loro parole, gli assalti  contro il popolo, essendo utilizzati come intermediari dei  proprietari terrieri, come lo è in questo caso il giornale La Tribuna e Miguel Facusse Barjum.  
  
La scorsa domenica 15 di Gennaio in una delle tante pubblicazioni di La Tribuna, Miguel Facusse ha utilizzato la sua familiarità  col padrone di detto mezzo per pubblicare, l'ampliamento del suo parco biologico (nel quale,secondo quanto afferma, ha convertito la Penisola di  Zacate Grande) occultando la caccia all'uomo che ha lanciato contro i contadini nel paese, mettendo in cattiva luce dirigenti della  zona dicendo che nel 2010 furono beneficiari della sua quarta  consegna di titoli di proprietà, e minacciando con questo mezzo una quinta consegna di titoli di proprietà,che questa volta sarebbe una lottizazzione nella comunità di Puerto Grande, nello specifico nelle  zone conosciute come El Curil e Playa Julián,cosa che porterebbe ad uno scontro ancora più forte di quello avvenuto  il passato 22 Agosto 2010,  quando impiegati di Facusse volevano prendere possesso della terra che avevamo seminato noi contadini.  
  
Pertanto SMENTIAMO le parole di Facusse pubblicate dicendo:  
  
1 - Che le specie come il Guara (specie simile alla volpe) ,l'iguana, il cervo coda bianca ecc...   
sono messe in libertà dal suddetto impresario, ciò non corrisponde al vero,in quanto egli le mantiene
 in cattività per essere utilizzate a sua convenienza.  
  
2 - Smentiamo la versione di Facusse nel dire che qui senza i suoi  "allevamenti" non vi sarebbero specie silvestri, poiché la Penisola di Zacate Grande per tradizione e natura è una zona di habitat di differenti  tipi di animali e non sono  mai stati necessari "allevamenti" come egli dice, ciò che invece succede è che suo figlio Mauricio Facusse è stato colui  che maggiormente ha distrutto la zona silvestre, praticando come suo sport preferito la battuta di caccia del cervo coda bianca.  
  
3 - Smentiamo la versione che Facusse stia generando fonti di  lavoro, e ancor meno per le donne, 
poiché egli da alcuni anni incominciò a licenziare i pochi impiegati della zona che aveva,  diffidando perfino delle sue proprie guardie. 
Attualmente  qualunque tipo di lavoro, o fonte di impiego che si generi nel suo  complesso turistico, 
occupa esclusivamente lavoratori di altre zone.  
  
4 - Smentiamo la versione che nella supposta quarta consegna di  titoli nel 2010 i compagni dirigenti 
Pedro Canales, Antonio Zerón, Benito Pérez, Danilo Corrales, Lolo Chirinos e Mariana Posadas  
hanno beneficiato delle suddette scritture.  
  
CHIARIAMO:  
Che nell'anno 2005 in un momento di dialogo di Facusse con la  dirigenza contadina di Zacate Grande, 
Facusse ne approfittò per appropriarsi degli accessi alla cima della collina poiché i suoi avvocati sollecitarono una rimisurazione di metà della suddetta ed una volta realizzata tale misurazione fu quando collocò recinzioni a tutti gli accessi e mise cartelli con scritto: proprietà privata proibito il passo.  
  
Ci fu la consegna di alcuni documenti, ma il prezzo pagato  fu:  
  
· La cattura e carcere per 12 contadini il 13 aprile del 2005, i quali furono detenuti all'alba, circondando le loro case con più di 150 elementi della Polizia del dipartimento del Valle che successivamente li trasportarono al presidio di Nacaome, per ordine del giudice  di questo stesso Municipio.  
  
· Lo sgombero alla famiglia Cárcamo a playa las gaviotas nel 2002.  
  
· Lo sgombero alla famiglia di doña Mariana Posadas a Puerto Grande nel 2008.  
  
· I processi giudiziari contro più di 60 contadini per il delitto di usurpazione di terre, mantenendoli fino alla data odierna con misure sostitutive nel tribunale di Amapala.  
  
· Le minacce permanenti che esercitano le guardie di Facusse verso la popolazione ecc...  
  
DENUNCIAMO
La campagna di Miguel Facusse, per attrarre giovani delle Comunità di Zacate Grande, coi quali  ora stanno formando un'Associazione di Giovani Comunicatori  Ambientalisti di Zacate Grande, con l'unico obiettivo di aumentare le divisioni nella popolazione e la diffamazione contro chi lotta per la terra.  
  
Siamo un movimento di Uomini e Donne che lottano con idee differenti ma con obiettivi chiari e concreti, il Recupero e Titolazione delle Terre e la liberazione delle spiagge di Zacate Grande, pertanto non accettiamo qualunque tipo di commento contro i nostri compagni e compagne che li faccia vedere in dialogo o a beneficio delle sporche campagne pubblicitarie di Facusse, dove  consegna titoli di terre che non ha e che non ha mai avuto.  
  
"I CONTADINI CON LA LORO DECISIONE INALTERABILE DI LOTTARE FINO A VINCERE  
O MORIRE, SONO RIBELLI FINO ALLA MORTE O ALLA LIBERTA' " Ernesto Che Guevara.  
  
COMPAGNO E COMPAGNA DELLE COMUNITÀ DI ZACATE GRANDE VIENI E UNISCITI ALLA LOTTA!  
  
PERCHÉ LA TERRA È DI CHI LAVORALA E LA AMA!!!  
  
PERCHÉ LA TERRA NON SI VENDE, SI RECUPERA E SI DIFENDE!!  
  
PER LA SOLIDARIETÀ ED IL PRONUNCIAMENTO DEI POPOLI DEL MONDO,  NON SIAMO SOLI!!!  
  
 Movimento di Recuperazione e Titolazione delle Terre e  Liberazione delle spiagge di Zacate Grande
19 gennaio 2012


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