29 aprile, 2010

Massacro a Oaxaca

Il sangue corre di nuovo a Oaxaca. Ieri 27 aprile, un gruppo di paramilitari
del gruppo armato Unión de Bienestar Social de la Región Triqui, UBISORT,
hanno aggredito una carovana di osservatori dei diritti umani che si
dirigeva alla comunità di San Juan Copala, comune di Santiago Juxtlahuaca,
nella Sierra Mixteca, circa 150 kilometri a nordovest della città di Oaxaca.
La UBISORT è affine al Partido Revolucionario Institucional, PRI, che
governa questo stato situato 500 kilometri a sud di Città del Messico.
L'aggressione è avvenuta presso la località LA SABANA, a circa un kilometro
e mezzo da San Juan Copala. Vi sono almeno due morti ed un numero
imprecisato di feriti e di desaparecidos.

San Juan Copala non un luogo qualsiasi. È un comune autonomo, sorto sulla
scia delle lotte sociali della Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca,
APPO ed è uno fra i tanti che le comunità indigene stanno costruendo in
differenti parti del Messico per difendere i loro diritti e tradizioni.
Negli anni scorsi, almeno dal 2006, ma anche da prima, San Juan Copala ha
sofferto per una gran quantità di aggressioni da parte del governatore,
Ulises Ruiz, tristemente celebre come repressore e assassino.

San Juan Copala è quindi un comune in guerra. Una sporca guerra condotta
dallo stato contra una popolazione inerme. Uno degli episodi più terribili
risalgono a gennaio del 2008, quando furono imboscate ed assassinate Teresa
Bautista e Felícitas Martínez, due giovani giornaliste della radio libera
locale La voz que rompe el silencio, colpevoli di diffondere informazione
alternativa e critica.

Nelle scorse settimane la situazione si era di nuovo inasprita per cui sorse
l'iniziativa di organizzare una carovana di osservatori dei diritti umani.
Tra gli organizzatori della carovana vi sono il gruppo VOCAL, Voces
Oaxaqueñas Construyendo Autonomía y Libertad (nelle persone di Ruben
Valencia y David Venegas, due fra i militanti più noti della APPO); CACTUS,
Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos, la Red de Radios y
comunicadores Indígenas del Sureste Mexicano e la Sezione 22 del sindacato
dei maestri. Tra i partecipanti vi sono anche due giornalisti della rivista
di opposizione Contralinea, Érika Ramírez e il fotografo David Cilia.

In questo momento San Juan Copala si trova in stato di assedio. Non vi è
elettricità ed hanno tagliato l'acqua. Nessuno entra e nessuno esce. Le
autorità statali non sono intervenute. Ho i telefoni di Ruben Valencia e di
David Venegas, ma non rispondono. Vi sono anche molti osservatori stranieri
tra cui almeno un italiano, Davide Casinori. Non sono in grado di dire come
stia e neppure come stiano gli altri partecipanti della carovana. Speriamo
la situazione si chiarisca nelle prossime ore. Nel frattempo è importante
moltiplicare le denunce presso consolati ed ambasciate.

Claudio Albertani, Città del Messico, 28 aprile, ore 10 (ora locale)

Comments:
Come è possibile che il popolo messicano sia meso in queste condizioni.. ma fino a quando devono ancora morire persone? fino a quando i diritti umani saranno ancora violati? Sono Oaxaqueña, abito in Italia da quasi 11 anni e quando leggo queste notizie mi chiedo il perchè? il perchè di tutta questa desolazione, la mia rabbia è enorme e la mia tristezza infinita, spero che questo non sia un "fatto" come tanti altri nella storia del mio paese che resterà non punito, sono pero' convinta che per avere almeno un minimo di voce dovrebbe urlare tutta l'umanità.
Mi spiace tanto per i morti e per chi è stato danneggiato di questa terribile faccenda.

Claudia Iglesias.
 

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