09 aprile, 2011

Honduras Il regime vuole criminalizzare e disarticolare la protesta

Organizzazioni sociali si dichiarano impotenti di fronte a tanta violenza

 
  
La repressione scatenata durante le ultime due settimane contro gli insegnanti honduregni non è stata solo generalizzata, ma ha avuto anche un forte grado di selettività che si è manifestata attraverso ripetuti e sistematici attacchi alle organizzazioni sociali. 
 
“Ci troviamo di fronte a una strategia criminale che da una parte reprime in modo generalizzato nelle strade, mentre dall’altro attacca in modo selettivo le organizzazioni sociali e le persone che ne fanno parte", ha detto la coordinatrice del Comitato dei familiari dei detenuti scomparsi in Honduras (Cofadeh), Bertha Oliva. 
 
Lo scorso 30 marzo, la sede di Tegucigalpa del Sindacato dei lavoratori dell'industria delle bevande e simili, Stibys, è stata violentemente attaccata con bombe lacrimogene. Durante le prime ore del giorno successivo, sconosciuti hanno lanciato una pioggia di pietre contro le auto stazionate nel parcheggio dello Stibys. 

“I poliziotti hanno iniziato a lanciare bombe lacrimogene e la gente si è dispersa. Molte persone hanno cercato rifugio nella nostra sede. Tutto l'edificio si è riempito di gas e molte persone hanno iniziato a stare male. Ho sentito che stavo soffocando e che la mia vita era in pericolo. Ciò che hanno fatto è un'assurdità”, ha ricordato Yolanda López, segretaria della sede centrale dello Stibys. 
 
Dal colpo di Stato, le sedi dello Stibys e molti dei suoi membri hanno subito ripetuti attacchi. 
 
“Abbiamo subito una persecuzione permanente. I corpi repressivi dello Stato e i gruppi paramilitari ci hanno attaccato con ordigni esplosivi, colpi di arma da fuoco, bombe lacrimogene e lancio di pietre. I nostri dirigenti hanno subito persecuzione e attentati. Lo stesso è accaduto a molte altre organizzazioni sociali e sindacali apertamente schierate contro il colpo di Stato. 
 
  
 
Vogliono intimorirci e sfiancarci. La responsabilità di questa persecuzione e di ciò che accade nel paese è di Porfirio Lobo, dell'oligarchia nazionale e degli Stati Uniti”, ha detto il vicepresidente dello Stibys, Porfirio Ponce. 
 
Commissione Vera sotto attacco
 
Durante l'ultima settimana, la Commissione Vera (CdV), entità creata per accertare le violazioni ai diritti umani commesse prima, durante e dopo il colpo di Stato e individuarne i responsabili materiali e intellettuali, ha subito quattro attacchi. 
 
“Hanno lanciato un ordigno esplosivo sul tetto del nostro ufficio a San Pedro Sula e hanno lanciato pietre contro le finestre dell'ufficio nella capitale. Le persone che stanno raccogliendo le testimonianze nella città di Tela hanno inoltre subito gesti d’intimidazione da parte di militari”, ha detto Thomas Loudon, segretario esecutivo della Commissione Vera. 
 
Ancora più grave è stato l'attacco portato da sei poliziotti in borghese contro Eddy Guifarro, membro della CdV. 
 
“Mi hanno attaccato mentre ero in un taxi. Erano tutto armati e mi hanno puntato le pistole alla testa e al petto. Poi hanno iniziato a colpirmi sulla testa con il calcio delle pistole, ma per fortuna sono riuscito a scendere dal taxi.

Durante la violenta colluttazione sono riuscito a divincolarmi e a scappare. Mentre correvo, hanno esploso almeno dieci colpi. Non c’è dubbio che volessero sequestrami e chissà cosa sarebbe successo” ha detto  Guifarro alla Lista Informativa. 
 
In questo momento, il membro della CdV si sta riprendendo dalle gravi lesioni subite all’udito e alla testa ed è costretto a vivere in clandestinità per timore di nuovi attacchi. Ha comunque dichiarato di non essere disposto ad abbandonare la lotta per un vero cambiamento nel paese. 

 “Oggi più che mai sono convinto che ciò che sto facendo è giusto. In Honduras sono necessari profondi cambiamenti e raggiungeremo quest’obiettivo, costi quel che costi”, ha affermato Guifarro. 
 
Gravi attentati contro lo Stibys, le radio comunitarie, minacce, sequestri - come la detenzione illegale di maestri e della dirigente garífuna Miriam Miranda - sono solo alcuni esempi della repressione selettiva che si è scatenata in Honduras. 
 
Di fronte a questa situazione, la Commissione interamericana dei diritti umani, Cidh, ha espresso in un comunicato stampa la sua preoccupazione per “le continue violazioni ai diritti umani in Honduras” e per “l’uso sproporzionato della forza pubblica per reprimere le manifestazioni, per la mancanza d’indipendenza del potere giudiziario e per la situazione dei difensori dei diritti umani”.
 
“Tutti questi fatti non sono casi isolati, ma parte di una strategia del terrore. Ci troviamo di fronte a un progetto di criminalizzazione della protesta sociale e a un progetto di morte. Vogliono disarticolarci con attacchi che implicano un alto grado di cinismo e impunità”, ha concluso Bertha Oliva.

© (Testo Giorgio Trucchi  - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione  Italia-Nicaragua  www.itanica.org )

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