26 marzo, 2010

“I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina” di A. Mazzeo


Da aprile sarà in libreria il mio lavoro “I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina” (Edizioni Alegre, Roma, costo 14 euro).

Il libro, sulla base di una documentazione che privilegia le fonti giudiziarie, fornisce una sistematizzazione di innumerevoli denunce e indagini sugli interessi criminali che ruotano attorno alla costruzione del Ponte sullo Stretto.

La prefazione è stata curata da Umberto Santino del Centro Siciliano di Documentazione Antimafia “Giuseppe Impastato”.

Spero che tu possa leggere il volume e promuoverlo tra amici, conoscenti, testate giornalistiche, ecc., per garantire la maggiore visibilità ai suoi contenuti.

Ti ringrazio tantissimo per l’attenzione e scusa per l’ “intrusione”.
Antonio Mazzeo

Dall’Introduzione de “I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina”

Speculatori locali o d’oltreoceano; faccendieri di tutte le latitudini; piccoli, medi e grandi trafficanti; sovrani o aspiranti tali; amanti incalliti del gioco d’azzardo; accumulatori e dilapidatori di insperate fortune; frammassoni e cavalieri d’ogni ordine e grado; conservatori, liberali e finanche ex comunisti; banchieri, ingegneri ed editori; traghettatori di anime e costruttori di nefandezze. I portavoce del progresso, i signori dell’acciaio e del cemento, mantengono intatta la loro furia devastatrice di territori e ambiente. Manifestazioni di protesta, indagini e processi non sono serviti a vanificarne sogni e aspirazioni di grandezza. I padrini del Ponte, i mille affari di cosche e ’ndrine, animeranno ancora gli incubi di coloro che credono sia possibile comunicare senza cementificare, vivere senza distruggere, condividere senza dividere.

Agli artefici più o meno occulti del pluridecennale piano di trasformazione territoriale, urbana, ambientale e paesaggistica dello Stretto di Messina, abbiamo dedicato questo volume che, ne siamo consapevoli, esce con eccessivo ritardo. Ricostruire le trame e gli interessi, le alleanze e le complicità dei più chiacchierati fautori della megaopera, ci è sembrato tuttavia doveroso anche perché l’oblio genera mostri e di ecomostri nello Stretto ce ne sono già abbastanza. E perché non è possibile dimenticare che in vista dei flussi finanziari promessi ad una delle aree più fragili del pianeta, si sono potuti riorganizzare segmenti strategici della borghesia mafiosa in Calabria, Sicilia e nord America. Forse perché speriamo ancora, ingenuamente, che alla fine qualcuno avvii una vera inchiesta sull’intero iter del Ponte, ricostruendo innanzitutto le trame criminali che l’opera ha alimentato. Chiarendo, inoltre, l’entità degli sprechi perpetrati dalla società Stretto di Messina. Esaminando, infine, i gravi conflitti d’interesse nelle gare d’appalto ed i condizionamenti ideologici, leciti ed illeciti, esercitati dalle due-tre famiglie che governano le opere pubbliche in Italia.

Forse il recuperare alla memoria vicende complesse, più o meno lontane, potrà contribuire a fornire ulteriori spunti di riflessione a chi è chiamato a difendere il territorio dai saccheggi ricorrenti. Forse permetterà di comprendere meglio l’identità e la forza degli avversari e scoprire, magari, che dietro certi sponsor di dissennate cattedrali nel deserto troppo spesso si nascondono mercanti d’armi e condottieri delle guerre che insanguinano il mondo. È il volto moderno del capitale. Ribellarsi non è solo giusto. È una chance di sopravvivenza.

Scheda autore
Antonio Mazzeo, militante ecopacifista ed antimilitarista, ha pubblicato alcuni saggi sui temi della pace e della militarizzazione del territorio, sulla presenza mafiosa in Sicilia e sulle lotte internazionali a difesa dell’ambiente e dei diritti umani. Ha inoltre scritto numerose inchieste sull’interesse suscitato dal Ponte in Cosa Nostra, ricostruendo pure i gravi conflitti d’interesse che hanno caratterizzato l’intero iter progettuale. Con Antonello Mangano, ha pubblicato nel 2006, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte (Edizioni Punto L, Ragusa).

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23 febbraio, 2010

TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA

Sabato 20 febbraio migliaia di persone hanno dato vita a Milano (Italia) ad una manifestazione in solidarietà con le lotte antimperialiste dei popoli del mondo. Nel corteo internazionalista, aperto da uno striscione che recitava la significativa frase “Tanti popoli, un'unica lotta”, viene segnalata la grande presenza di uno spezzone dedicato alla solidarietà con la lotta antimperialista dei popoli latinoamericani. Questa parte del corteo era aperta da un grande striscione che su uno sfondo dipinto col tricolore bolivariano, portava la scritta “Por la Nueva Colombia, la Patria Grande y el Socialismo”. Dietro a questo si vedevano le bandiere di quei popoli e organizzazioni della nostra America che stanno all'avanguardia nella lotta per una seconda e definitiva indipendenza del continente latinoamericano. Colombia, Cuba, Venezuela, Nicaragua, Bolivia, Ecuador, Salvador, Honduras.

Il messaggio non poteva essere più chiaro. Questi popoli con la loro lotta hanno fatto rinascere la speranza di un mondo più giusto e solidale, opposto a quello capitalista, anche in Europa, e tutti insieme condannano senza mezzi termini il ruolo servile che il governo colombiano sta giocando a favore degli interessi rapaci e guerrafondai dell'imperialismo statunitense. Vedono nella lotta per la liberazione della Colombia un passaggio chiave per la liberazione dell'intero continente, nella costruzione della libertà e del socialismo, di un futuro di solidarietà, giustizia sociale e pace per tutti i popoli.

Quando il lungo corteo è passato sotto al palazzo che ospita il consolato della Colombia le molte persone presenti hanno ripetuto slogan di condanna e di ripudio nei confronti del governo mafioso e paramilitare attualmente presieduto dal narcotrafficante numero 82, Alvaro Uribe Velez.

Sono stati ricordati gli studenti messicani massacrati due anni fa con una operazione di vero terrorismo internazionale realizzata dall'esercito colombiano, supportato da tecnologia e mezzi USA, in territorio dell'Ecuador. Così come il comandante delle FARC-EP Raul Reyes, caduto durante lo stesso bombardamento, mentre svolgeva nel suo accampamento temporaneo un lavoro volto a favorire uno scambio umanitario tra i prigionieri di guerra in mano delle due parti belligeranti.

E' stata una grande giornata internazionalista, che a conclusione della settimana in solidarietà con il popolo basco, ha manifestato la sostanziale identità di obiettivi tra tutte le lotte antimperialiste: dalla Palestina al Kurdistan, dal Paese Basco all'America latina, ogni vittoria, in qualsiasi parte del mondo, è una vittoria di tutti.

http://www.nuovacolombia.net

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22 novembre, 2009

BASI USA IN ITALIA

Camp Darby si allarga con l’aiuto del sindaco Pd

Manlio Dinucci

La Regione Toscana e i comuni di Pisa e Livorno hanno dato il via, con un accordo di programma e 108 milioni di euro, al riassetto delle vie navigabili interne per «ottimizzare gli interscambi tra i siti logistici della Toscana». Davvero ottima iniziativa. Solo che tra i siti logistici maggiormente interessati c’è la base Usa di Camp Darby, che chiede l’ampliamento del Canale dei Navicelli che la collega al
porto di Livorno. Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi (Pd) ha chiesto al comando Usa una compartecipazione ai lavori «anche in vista di importanti prospettive dello stesso Camp Darby». Il comando ha «interesse ad allargare la darsena della base militare» così da manovrare due chiatte in contemporanea.

Soddisfatto, il sindaco conferma che «gli americani ritengono questo insediamento molto importante e vogliono continuare a investirci» e che, per tale progetto, c’è «disponibilità sia da parte del Parco che della Regione». Dimentica però lo «smemorato» sindaco del Pd che lo stesso Consiglio comunale di Pisa ha approvato, il 18 gennaio 2007, una mozione per «la dismissione e la riconversione a usi
esclusivamente civili di Camp Darby».

La base, che rifornisce le forze terrestri e aeree nell’area mediterranea, africana e mediorientale, sta assumendo crescente importanza nel quadro del potenziamento delle basi Usa in Italia. Ha quindi necessità di velocizzare i collegamenti con il porto di Livorno e accrescere la capienza. Ciò può essere fatto creando, attraverso
l’interporto livornese di Guasticce, un indotto che serva al transito e allo stoccaggio di materiali logistici, come gli «aiuti umanitari» della Usaid di cui la base costituisce il maggiore centro in Europa. In tal modo si può liberare, nella base, spazio per il deposito di altri armamenti.

Camp Darby intende quindi irradiarsi nel territorio e, a tal fine, è validamente aiutata dal sindaco Filippeschi che, mentre gioisce per le «importanti prospettive» della base Usa da cui partono le armi per le guerre, promuove un mese di iniziative sul tema «Pisa città per la pace e i diritti umani».

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Comunicato stampa

Approvato l'Art. 15: acqua privata per tutti!
La battaglia non si ferma: andremo avanti nei territori e a livello nazionale

Oggi con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati si è concluso l'esame del decreto 135/09 il cui Art. 15 sancisce la definitiva e totale privatizzazione dell'acqua potabile in Italia.
Il Governo impone per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com'è l'acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari. Ciò avviene sotto il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa mentre non esiste nessun obbligo e le modifiche introdotte per sopprimere la gestione "in house" contrastano con i principi della giurisprudenza europea. Nonostante sia oramai sotto gli occhi di tutti che le gestioni del servizio idrico affidate in questi ultimi anni a soggetti privati, sperimentate in alcune Provincie Italiane o a livello europeo abbiano prodotto esclusivamente innalzamento delle
tariffe, diminuzione degli investimenti e un aumento costante dei consumi, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzioni dei costi.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua è sceso da subito in campo per contrastare questo provvedimento con la campagna nazionale "Salva l'Acqua" verso la quale si è registrata un'elevatissima adesione. d oggi abbiamo consegnato al Presidente della Camera 45.000 firme a sostegno dell'appello che chiedeva il ritiro delle norme che privatizzano l'acqua.
Inoltre, migliaia di persone hanno manifestato il proprio dissenso e contrarietà all'Art.15 in un presidio svoltosi lo scorso 12 Novembre a Piazza Montecitorio e in varie mobilitazioni territoriali, migliaia di persone hanno inviato mail ai parlamentari per chiedere di non convertire in legge il decreto 135/09, molte personalità hanno espresso da una parte la loro indignazione e dall'altra il loro sostegno alla campagna.
In questi giorni è cresciuta nella società la consapevolezza che consegnare l'acqua al mercato significa mettere a rischio la democrazia. Nonostante questa mobilitazione della società civile e degli stessi Enti locali, il Governo ha imposto il voto di fiducia e non accoglie le richieste e le preoccupazioni espresse anche molti Sindaci di amministrazioni governate da maggioranze di differenti colori politici.
Come Forum dei Movimenti per l'Acqua siamo indignati per la superficialità con cui il Governo, senza che esistessero i presupposti di urgenza, ha voluto accelerare la privatizzazione dell´acqua.
A questo punto siamo convinti che la contestazione dovrà essere ricondotta nei territori, per chiedere agli Enti Locali che si riapproprino della podestà sulla gestione dell'acqua tramite il riconoscimento dell'acqua come diritto umano e il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e nel contempo di sollecitare le Regioni ad attivare ricorsi di legittimità nei confronti del provvedimento.
Queste percorsi di mobilitazione sono percorribile così come dimostrano le delibere approvate dalla Giunta regionale pugliese, dalle tante delibere approvate dai consigli comunali siciliani e nel resto d'Italia, da ultimo quello di Venezia.
Il popolo dell'acqua continuerà la battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico assumendo iniziative territoriali e nazionali volte a superare l'Art. 15 del decreto legge.
Come Forum dei Movimenti, chiediamo a tutta la società civile di continuare la mobilitazione e far sentire il proprio dissenso anche dopo l´approvazione dell´art. 15 attraverso mobilitazioni sui territori ed invio di messaggi a tutti i partiti, ai consiglieri comunali provinciali e regionali, ai parlamentari locali A Sindaci ed agli eletti chiediamo di dar vita nelle rispettive istituzioni a prese di posizioni chiare che respingano la legge e di dar vita a iniziative di protesta nelle istituzioni stesse.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

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02 novembre, 2009

presidio bolivariano a Milano



Sabato 24 Ottobre 2009, rispondendo ad un appello lanciato dal Coordinamento Nazionale Bolivariano, si sono riunite un gran numero di organizzazioni impegnate nella solidarietà con le lotte dei popoli latinoamericani, di fronte alla sede consolare venezuelana.

La manifestazione ha espresso con forza, in un susseguirsi di interventi, il proprio appoggio alla politica di integrazione dell'AL.B.A. , ed al modello di sviluppo verso il socialismo che porta avanti, denunciando l'operazione di disinformazione sistematica di massa, di vero terrorismo mediatico, di cui sono oggetto in particolare il Venezuela e Cuba, da parte dei media italiani ed europei.

Con striscioni, slogan ed interventi, è stata condannata la politica guerrafondaia dell'oligarchia colombiana che, rappresentata dal fascista narco-paramilitare Uribe, ha trasformato la Colombia in una grande base di guerra ed una concreta minaccia per la stabilità ed il pacifico progresso di tutta la regione.

In particolare i paesi progressisti dell'AL.B.A. hanno avuto riscontro della concreta minaccia a cui sono sottoposti, con il colpo di Stato condotto contro il popolo dell'Honduras, che si è prodotto con evidenti complicità di settori militaristi della destra statunitense, che rimangono liberi di condurre operazioni sporche e coperte in centro e sud America, volte a provocare cambi nella direzione dei paesi che rifiutano la storica egemonia USA sul continente. Se al Colpo di Stato in Honduras, ai ripetuti tentativi di magnicidio contro Chavez e Morales, all'infiltrazione di paramilitari colombiani nei paesi vicini, si aggiunge la recente riattivazione della IV flotta nordamericana e l'apertura di nuove basi militari in Colombia, si comprende come la crisi economica abbia generato una recrudescenza della politica imperialista nella regione e che essa opera in uno schema di aggressione, sia direttamente che attraverso le storiche oligarchie dei vari paesi. Tra esse spicca il ruolo filoimperialista di quella più retrograda e sanguinaria, quella colombiana. Senza l'arresto di questa vera e propria macchina infernale che produce ogni anno più morti e desaparecidos della dittatura di Pinochet in Cile, e che mira ad internazionalizzare e vietnamizzare il conflitto sociale ed armato che contraddistingue la storia della Colombia, non sarà possibile estendere a tutti i popoli d'America e del mondo quella speranza di una vita in pace e con giustizia sociale che la svolta bolivariana in America Latina ha suscitato in lungo ed in largo per il continente.

Oggi più che mai occorre far sentire la nostra vicinanza ed il nostro appoggio a tutte quelle esperienze che, resistendo con i mezzi a disposizione di fronte alla follia di dominio imperiale nordamericano in America Latina, apportano il miglior contributo alla causa di liberazione dell'uomo nel XXI secolo.

CONTRA EL IMPERIALISMO, LEVANTAMOS LAS BANDERAS DE LA DIGNIDAD, DE LA PAZ CON JUSTICIA SOCIAL, POR EL ALBA DEL SOCIALISMO BOLIVARIANO.

24-10-2009, Milano,
Coordinamento Nazionale Bolivariano

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25 ottobre, 2009

4 Novembre in piazza contro il militarismo

APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE “SE VUOI LA PACE LOTTA CONTRO LA GUERRA”

Il 4 novembre tutti in piazza per il ritiro delle truppe
dall'Afghanistan e il taglio delle spese militari.

A te che hai partecipato alle marce per la Pace,
a te che avevi appeso la bandiera arcobaleno al tuo balcone,
che hai firmato petizioni contro la guerra e per il ritiro delle truppe,
che sei scesa/o in piazza per chiedere la fine della guerra
permanente, travestita da missioni di pace,
che hai chiesto di tagliare le spese militari per riconvertirle in
spese sociali,
che vorresti chiudere le fabbriche di armi per produrre beni per la
vita, e non più strumenti di morte,
che vorresti chiudere le basi militari perché minacciano la vita di
altri popoli e la salute del tuo paese,
che hai protestato contro le bombe atomiche ed hai chiesto il disarmo
come unica sicurezza,
che hai contestato la retorica patriottica che giustifica la morte e
la distruzione,
che ami la vita e odi la guerra perché non capisci la parola nemico,
che vuoi un’Italia di pace, solidale con gli altri popoli e non più
complice della guerra globale,
che ripudi la guerra “ come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali”,
che guardi alla Palestina, al Kurdistan, all’Africa, all’Iraq,
all’Afghanistan, all’Iran, a tutto il Medio oriente e lotti per una
politica di pace, perché l’Italia esca dalle alleanze di guerra

RIVOLGIAMO QUEST’APPELLO PER TORNARE A PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE
CONTRO LA GUERRA, PER SOSTENERE ANCORA IL MOVIMENTO CHE LOTTA PER LA
PACE, NELLE PIAZZE, NELLE SCUOLE, NELLE UNIVERSITA’, NEI LUOGHI DI
LAVORO

IL 4 NOVEMBRE GIORNATA DELLE FORZE ARMATE SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO
IL MILITARISMO, CONTRO LE MISSIONI DI GUERRA, PER IL RITIRO DELLE
TRUPPE DALL’AFGHANISTAN !!

LANCIAMO IN TUTTE LE CITTA’ INIZIATIVE DI PROTESTA,
CONTROINFORMAZIONE, PRESIDI, AZIONI DIMOSTRATIVE.

A ROMA SIT-IN A PIAZZA NAVONA- DALLE 15 ALLE 19


PATTO PERMANENTE CONTRO LA GUERRA - ROMA OTTOBRE 2009


LA GUERRA E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’
E’ ANCHE UN MISFATTO ECONOMICO PERCHE’ STORNA RISORSE DAI BISOGNI
SOCIALI AGLI STRUMENTI DI MORTE:

ALCUNI ESEMPI

La Guerra in Afghanistan costa in euro 3 milioni al giorno per
mantenere in stato di occupazione militare circa 3000 uomini con gli
strumenti di morte e distruzione tecnologicamente avanzati. In moneta
afghana ciò che l’Italia ha speso dal 2001 per la guerra avrebbe
potuto produrre 600 ospedali e 10.000 scuole - secondo i dati forniti
da Gino Strada.

In Italia con 3 milioni di euro al giorno si potevano risolvere in
tutte le regioni i problemi dei rischi idrogeologici e del riassetto
territoriale.

Il piano di acquisto e assemblaggio - a Novara - dei cacciabombardieri
atomici F35 prevede la spesa di 13 miliardi di euro a rate fino al
2026 per la coproduzione e l’acquisto di 131 aerei da guerra
ribattezzati “dalle ali d’oro”. Un delirio di potenza militare che
serve a devastare altri popoli ed a togliere risorse alla cura della
vita e della terra nei nostri territori.

Lo specchietto qui sotto riportato ci mostra la gigantesca distruzione
di risorse operata dalle spese militari (fonte Manlio Dinucci)

spesa militare mondiale nel 2007

= 1.340 miliardi $ = + 45% rispetto al 1998 = 2.5 milioni di dollari al
minuto. Nel 2009 prevista a 1.500 miliardi di dollari. (SIPRI)

spesa militare NATO
= 3/4 della mondiale = 985 mld di $ (febbraio 2009 - SIPRI)

spesa militare USA
= 666 mld di $ (2008)

spesa militare ITALIA
= 30 mld di $ (2008)

spesa militare mondiale di 7 giorni = 30 mld $ = soluzione crisi
alimentare
mondiale per 1 anno (FAO)

NO ALLE SPESE MILITARI

NO ALLE MISSIONI MILITARI – RITIRIAMO LE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN

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22 ottobre, 2009

Roma per l'Honduras



Contro il Golpe in Honduras

Venerdì 23 ottobre h 20.30 Ex Snia via prenestina 173

Rompiamo il silenzio mediatico che avvolge la situazione honduregna, drammatica dopo il colpo di stato del 28 giugno. Lo facciamo con le testimonianze dei compagni del Fronte di resistenza organizzato dai movimenti sociali del paese, con video, fotografie e narrazioni che ci mostrano la cruda realtà dimenticata dai mezzi di informazione mainstream.

La cena (con alternativa vegetariana) sarà in sottoscrizione al Fronte di resistenza (10€). A seguire musica latinoamericana per tutta la serata.

Promuovono: Comitato Carlos Fonseca., Ya Basta Moltitudia, CSOA EX Snia, Cantiere sociale Tiburtino, Associazione Italia-Nicaragua, Spazio sociale Ex 51, Horus liberato 2.0, Strike SPA, Centri sociali in Action.

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21 ottobre, 2009

MOBILITAZIONE A MILANO

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16 ottobre, 2009

NUOVAMENTE L'HONDURAS IN ITALIA (Padova)

HONDURAS 2009: TESTIMONIANZE DIRETTE DAL COLPO DI STATO

serie di incontri a Padova con due rappresentanti del Frente contra el golpe de estado

A cento giorni dal colpo di stato in Honduras,
il governo golpista sostenuto dalle élite economiche
locali e straniere mantiene il potere
tramite una forte repressione militare.
I movimenti sociali e i sindacati reclamano
la democrazia e una maggiore
partecipazione politica sviscerando le contraddizioni
tra diritti sociali e interessi economici.
La cronaca di un conflitto centroamericano.

venerdì 16 ottobre 2009 ore 18:30
Radio Cooperativa 97.2 Mhz
Eva e Melissa ospiti alla trasmissione ITACA

domenica 18 ottobre 2009 ore 18:00
presso Ass. Nicola Pasian
piazzetta Caduti della Resistenza, quartiere Palestro
incontro con Melissa e Eva
proiezione documentari
cena sociale

lunedì 19 ottobre 2009 ore 15:00
Università di Padova, Liviano aula 2
incontro dibattito con Eva e Melissa


Info: 349 126 79 09 (Nicola)
nicola_manno@libero.it

Promuove il Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano"

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15 ottobre, 2009

17 ottobre 2009 Canti di Libertà ma in che razza de citt Roma!


VIDEO E FOTO SU http://snipurl.com/sin0e

Mi rivolgo alle donne e agli uomini che hanno riempito piazza del Popolo,
300.000 in un solo giorno, per la Libertà di Espressione, il 3 ottobre.
Mi rivolgo alle donne e agli uomini che hanno caminato in 30.000 a Roma
il 10 ottobre, contro l’omofobia.
Mi rivolgo a quelle migliaia di fedeli che riempiono Piazza San Pietro
tutte le domeniche, a Roma, e le chiese in Italia.
Mi rivolgo alle donne e agli uomini della Sinistra governativa che hanno
dato milioni di voti per la Democrazia.
Mi rivolgo al mondo studentesco tutto, che continua ad essere sfruttato e
offeso come il bene più prezioso che è la Cultura.
Mi rivolgo alle donne e agli uomini che chiedono aiuto a braccia
straniere per portare avanti la loro esistenza.
Mi rivolgo a chi và ai funerali per piangere i suoi e altrui morti.
Mi rivolgo a chi corre negli stadi, per una partita, un concerto, in
migliaia e pagando per lo Spettacolo.
Mi rivolgo a chi ama la Libertà, non quantificabile e non commerciabile.
Mi rivolgo alle persone confinate e senza confine, di tutte le fedi , a
quelle che non credono in niente, di venire a Roma, riempire la piazza e
le strade
per gridare che l’Italia è contro il razzismo il fascismo e la guerra,
non ha paura, lotta e difende il diritto di esistenza di chiunque, per
una dignità comune che ci siamo fatti strappare, giorno per giorno,
identificando chi dissente, chi non è nato nel nostro Paese, chi ci
viene ed è respinto, chi è accolto solo nelle carceri, chi è abbandonato
qualunque sia il sesso l’età e la provenienza, alla violenza, reale e
legale.

Dalla Sicilia,”sono partiti in nove lo scorso 30 settembre da Palermo,
due di loro sono stati piegati dalla stanchezza e dallo sforzo per il
viaggio: una lunga marcia sino a Roma che si concluderà sabato 17
ottobre alla manifestazione in Piazza della Repubblica. In queste
settimane, i nove marciatori della giusta speranza, due dei quali in
sciopero della fame da alcuni giorni, stanno lentamente risalendo
l’Italia per lanciare un grido d’allarme contro i fenomeni di xenofobia
e razzismo che covano nel ventre molle delle nostre città. In ciascuna
tappa del loro lento incedere, passando per Cosenza, Castelvortuno,
Rosarno e Caserta, le associazioni antirazziste hanno organizzato
incontri pubblici per dibattere sulla vera emergenza di questo paese,
che certo non sono i vari “pacchi e pacchetti sicurezza”, bensì il
proliferare di azioni di violenza razzista che hanno colpito le comunità
migranti che vivono in Italia. La marcia disperata di questi uomini, è
la nostra marcia, la marcia di tutti coloro che combattono per vedere
pienamente affermati i diritti dei cittadini stranieri, sistematicamente
calpestati da istituzioni sorde e, spesso compiacenti nei confronti dei
fenomeni d’intolleranza. La marcia disperata della giusta speranza si
concluderà a Roma in occasione della manifestazione per i diritti dei
lavoratori, in particolare degli immigrati. I marciatori, al termine
della loro fatica, incontreranno le migliaia di persone che, ci
auguriamo, saranno in piazza, da una parte, per dire un fermo no al
razzismo, no ai respingimenti, dall’altra, per chiedere accoglienza e
diritti per tutte e tutti”.

“Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in
piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il
24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta,
era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo”.

“Il nostro Paese ha gia’ vissuto la vergogna delle leggi razziali: non
possiamo e non dobbiamo dimenticarlo”.

Non bastano le firme, i clic sul computer, non basta diffondere i
comunicati, gli appelli: è necessario esserci, con il cuore la testa e
le gambe. Tante e tanti, come un fiume incontenibile, che non può essere
contato e ridotto in cifre.

Sveglia Libera Stampa e Media italiani, quando volete, siete capaci di
fare Miracoli di Comunicazione.

E sia chiaro, non è una passeggiata da ottobrata romana…Scrive oggi Gino
Ancona: “E il Potere trionfa sulla solitudine umana e la sua idiozia“…

“E nun sai più s’hai da ride o da tremà . Ma che razza de città? “ Roma!

Gira se la vuoi girà, canta se la vuoi cantà…

Doriana Goracci
“Aiutaci a cantare questi canti di libertà Che è ciò che ho sempre avuto,
canti di redenzione Ho avuto solo canti di redenzione Questi canti di
libertà, canti di libertà” da Redemption song Bob Marley

VIDEO FOTO SU http://snipurl.com/sin0e

17 OTTOBRE Manifestazione Nazionale Antirazzista
PERCORSO CORTEO:

CONCENTRAMENTO ore 14:00 Piazza della Repubblica
proseguirà per: Via Einaudi – Piazza dei Cinquecento – Via Cavour –
Piazza Esquilino – Via Liberiana – Piazza Santa Maria Maggiore – Via
Merulana – Via dello Statuto – Piazza Vittorio Emanuele – Via Emanuele
Filiberto – Viale Manzoni – Via Labicana – Piazza del Colosseo – Via
Fori Imperiali – Piazza Venezia – Via del Teatro Marcello – Via
Petroselli
CONCLUSIONE Piazza Bocca della Verità

http://www.17ottobreantirazzista.org/

Per Adesioni -Contatti

info@17ottobreantirazzista.org
stampa@17ottobreantirazzista.org

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04 agosto, 2009

a Milano



Oggi pomeriggio (1° agosto) a Milano in p.zza Cavour si è tenuto un presidio di protesta contro il golpe in Honduras-
ciao angela

HASTA LA VICTORIA

QUERIDOS COMPAÑEROS Y COMPAÑERAS

HEMOS CONCLUIDO UNA JORNADA DE LUCHA EN LA CALLE CON
MUCHO EXITO Y LAGREIA.

LES AGRADEZCO A TODOS Y TODAS POR EL ESFURZO DE
PARICIPAR MUY DINAMICOS BAJO ESTE SOLO DE VERADO.

EN NUESTRAS MENTES VIBRAN LAS CHISPEANTES IDEAS DE
SEGUIR RESISTIENDO Y EN LA PRACTICA, ESTAMOS DEMOSTRANDO QUE
PASAMOS DE LA TEORIA A LA ACCION.

SABEMOS QUE ESTA LUCHA LA ESTAMOS LIBRANDO EN TODO EL
MUNDO, LA LUCHA ES INTERNACIONALISTA, NO NOS RENDIREMOS
NUNCA.

HONDURAS, AGAUNTA, RESISTE, LOS GORIRAS SON FUERTES Y
ARMADOS, PERO NUESTRA VOLUNTAN ES MAS GRANDES E INVENCIBLE.

HAY COSAS QUE NUNCA SE PUEDEN NEGOCIAR, LA DIGNIDAD
POR EJEMPLO, Y EN ESTE CASO LA NOS ASISTE LA RAZON, LA
CONSTITUCION Y LA CORELACION DE FUERZAS POLITICAS Y LA
PARTICIPACIN NUMERICA A NIVEL NACIONAL E INTERNACIONAL NOS
DA LA CLARA IDEA QUE LA VICTORIA ES NUESTRA.

HA QUE SEGUIR ADELANTE, NUNCA DETENERNOS, NUNCA PERDER
ESA CONVICCION DE LUCHA REVOLUCIONARIA, ESE AMOR POR LA VIDA
, POR QUE DONDE HAYA INJUSTICIAS, AHI HABRA REVOLUCION.

" LA REVOLUCION NO SE LLEVA EN LA BOCA PARA VIVIR DE
ELLA, LA REVOLUCION SE LLEVA EN LA SANGRE PARA MORIR POR
ELLA "CHE GUEVARA


LA SANGRE DE LOS CAIDOS NO SE NEGOCIA

" LOS CAIDOS EN HONDURAS VIVEN, A LUCHA SIGUE SIGUE"

ALERTA, ALERTA, ALERTA QUE CAMINA LA ESPADA DE BOLIVAR
POR AMERICA LATINA.

QUE TIEMBLEN LOS CAPITALISTA Y LOS MILITARES, POR QUE
EL PUEBLO SE ESTA ORGANIZANDO COMO CLASE DIRIGENTE EN ESTA
LUCHA DE IDEAS.

GRACIAS LA PARTICIPACION DE LA ASOCIACION TODAS LAS
SANGRES, ASOCIACION PARAKAMBO, COMITE EUROPEO DE SOLIDARIDAD
, CENTRO SOCIAL EL CANTIERE, ASOCIACION ITALIA-NICARAGUA,
AMNISTIA INTERNACIONAL Y GRACIAS A LAS Y LOS COMPAS DE
COMITE CHE GUEVARA POR SU PARTICIPACION.

GRACIAS A TODOS LOS GRUPOS Y MEDIOS DE COMUNICACION
INTERNCIONAL QUE NOS HAN APOYADO.

GRACIAS A LINDOLFO CARBALLO DE LA RADIO DE
MASSACHUSETH ( USA ), RENE RAMIRES DEL MOVIMEINTO SOCIAL DE
EL SALVADOR ( rener.tk ) Y A TODOS LOS SITIOS AMIGOS Y HASTA
DONDE LLEGUE NUESTRA VOZ.

SIGAMOS ADELANTE

UN FUERTE ABRAZO

LUIS ALEGRIA
( COMITE CHE GUEVARA )

MILAN, ITALIA, 1 AGOSTO 2009
GRACIA

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in Italia per l' Honduras...

Spett.le
Ambasciata dell’HONDURAS
alla c.a dell’Ambasciatore
Roberto Ochoa Madrid

Tel. +39-06-3207236
Fax +39-06-3207973
Email: embhon@fastwebnet.it

Noi cittadini, esponenti della società civile e politica italiana, giornalisti e uomini di cultura, difensori dei diritti umani, viste le gravi notizie che giungono dall’Honduras di un colpo di stato in atto in queste ore, condannato anche dall’Unione Europea, abbiamo sentito la necessità di costituirci autonomamente e spontaneamente in un Comitato provvisorio di solidarietà al presidente legittimo dell’Honduras Manuel Zelaya.

Condanniamo pertanto fermamente quanto sta avvenendo a Tegucigalpa ed esprimiamo grande preoccupazione per la situazione dei diritti umani, civili e politici del popolo hondureño, dal momento che circolano voci di militari armati per le vie della città e della presenza di francotiratori e chiediamo inoltre l’immediato ritorno di Manuel Zelaya alla presidenza del paese e il ripristino dell’ordine costituzionale.


Annalisa Melandri – www.annalisamelandri.it
portavoce

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10 giugno, 2009

LA SPESA MILITARE SEGNA UN NUOVO RECORD

Il rapporto del Sipri diffuso a Stoccolma
La spesa militare globale ha raggiunto un nuovo record, testimonia l'annuale rapporto diffuso dal Sipri, l'Istituto internazionale di ricerche per la pace di Stoccolma. Infatti la spesa militare globale è aumentata del 4% nell'anno 2008, raggiungendo i 1.464 miliardi di dollari: dal 1999 è salita del 45%. Quella della difesa sembra l'unica industria mondiale a godere di buona salute dunque. Anche le operazione di «peace-keeping» internazionali sono aumentate (dell'11%), con 187mila persone convolte, un altro record. Tra le prime dieci aziende del settore militar-industriale troviamo Boeing, Bae Systems, Lokheed Martin, General Dynamics, Raytheon, Eads, L-3 Communications, Finmeccanica e Thales. In tutto, le prime 100 aziende hanno fatturato 347 miliardi nel 2007, e sono in gran parte americane ed europee. Qquanto a spesa, gli Usa restano al primo posto (607 miliardi di dollari nel 2008) seguiti dalla Cina (84,9 miliardi).

dal manifesto 10/06/09

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Saramago: La cosa Berlusconi

di Josè Saramago, da El País, 6 giugno 2009, traduzione di italiadallestero.info
Non vedo che altro nome gli potrei dare. Una cosa che assomiglia pericolosamente a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee.I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi appiccicosi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, ha un’abilità funambolica per abusare delle parole, sconvolgendone l’intenzione e il senso, come nel caso del Polo della Libertà, come si chiama il partito con il quale ha preso d’assalto il potere. L’ho chiamato delinquente, questa cosa, e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente ha in Italia una valenza negativa molto più forte che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa.Per tradurre in forma chiara ed efficace ciò che penso della cosa Berlusconi utilizzo il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli dà abitualmente, sebbene si possa avanzare più di un dubbio che Dante qualche volta lo abbia usato. Delinquere, nel mio portoghese, significa, secondo i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai precetti morali”.La definizione combacia con la cosa Berlusconi senza una piega, senza un tirante, fino al punto da assomigliare più a una seconda pelle che ai vestiti che si mette addosso. Da anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, ma sempre dimostrata, gravità. Per colmo, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e in quanto ai precetti morali non vale neppure la pena parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo intero che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione.Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte per servirgli da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui vengono trascinati i valori di libertà e dignità che permearono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. Questo è ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nel bidone della spazzatura della Storia. Gli italiani, alla fine, lo permetteranno?(7 giugno 2009)

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04 giugno, 2009

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura

"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane.Si costruiscono baracche nelle periferie.Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10.Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti.Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiesedonne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.Dicono che siano dediti al furto e se ostacolati, violenti.Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici,sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionaretra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di viveredi espedienti o, addirittura, di attività criminali."

Ottobre 1912.
Dalla relazione dell’ Ispettorato per l’ immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani.

vi ricorda qualcosa?

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20 maggio, 2009

per Mario...

buon viaggio e grazie per quanto ci hai regalato!!!

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11 maggio, 2009

Al via la campagna contro le basi USA e NATO in Sicilia

di Antonio Mazzeo

Ricchi di significati politici e simbolici i luoghi prescelti per il lancio della campagna di raccolta firme per la smilitarizzazione e la denuclearizzazione della Sicilia. La manifestazione-concerto “Onda Libera sulla Libera Terra”, organizzata dal coordinamento di “Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” in un terreno confiscato in contrada Casa Bianca, comune di Belpasso, a due passi dalla grande base USA di Sigonella. E il forum sociale antimafia 2009 di Cinisi (Palermo), nel ricordo di Peppino Impastato, assassinato da Cosa Nostra nel maggio di 31 anni fa.
“Facciamo appello a tutta la società civile siciliana, recuperando la memoria storica della grande stagione di lotta, negli anni ’80, contro gli euromissili a Comiso, opponendoci alle basi militari USA e NATO che mettono in pericolo le nostre vite anche in tempo di pace”, scrivono i primi firmatari dell’appello “No-basi”. Si tratta di ricercatori, professionisti e insegnanti, da tempi immemorabili impegnati contro tutte le guerre. Tra gli altri, la sociologa Nella Ginatempo; il professore Umberto Santino del Centro Siciliano di Documentazione antimafia “Giuseppe Impastato”; il presidente del Centro Studi ed Iniziative di Politica Economica (CEPES) Nicola Cipolla; l’avvocato Santi Terranova, parte civile nel procedimento avviato dalla Procura di Siracusa sull’incidente avvenuto il 12 luglio del 1984, quando un aereo Lockheed C141 dell’US Air Force che trasportava uranio impoverito, precipitò nei pressi del comune di Lentini (Siracusa) dopo il decollo da Sigonella.
“Da allora nella zona si sono registrati diversi casi di leucemia infantile, anche mortali, ed è pure cresciuto impunemente il numero di velivoli precipitati nelle campagne e nelle acque circostanti la base”, dichiara Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. “A ciò si aggiunge l’aumento degli aerei cargo e dei velivoli cisterna militari, che disperdono nell’ambiente le cosiddette “scie chimiche” con pericolose concentrazioni di veleni e sostanze cancerogene”.
La petizione popolare denuncia poi i nuovi programmi di ampliamento e potenziamento delle maggiori infrastrutture militari in Sicilia. La base di Sigonella, ad esempio, è destinata ad ospitare il sistema di sorveglianza terreste AGS (per la cui installazione il governo dovrà sborsare 150 milioni di euro entro il 2010) e dieci aerei-spia senza pilota “Global Hawks”. “Ciò comporterà l’arrivo nei prossimi mesi di 800 militari NATO, con rispettive famiglie, con conseguenti cementificazioni di fertili terreni agricoli, mentre vincoli ambientali ed archeologici vengono eliminati nei paesi limitrofi per meglio servire le esigenze strategiche degli Stati Uniti d’America”, aggiunge Di Stefano. “Sigonella spreca inoltre ingenti risorse pubbliche (acqua, luce, infrastrutture), mentre blocca attraverso le servitù militari lo sviluppo del trasporto aeroportuale in Sicilia e di conseguenza l’incremento occupazionale e turistico che si otterrebbe da una riconversione per uso civile della base”.
Tra gli strumenti di morte che più allarmano gli abitanti dell’isola c’è poi la stazione di telecomunicazioni con i sottomarini nucleari di contrada Ulmo a Niscemi (Caltanissetta), costruita dall’US Navy all’interno della riserva naturale orientata “Sughereta”. “In violazione di qualsiasi principio di precauzione, a Niscemi si sta per installare adesso il sistema planetario di comunicazioni satellitari MUOS”, denunciano i firmatari dell’appello per smilitarizzare la Sicilia. “Questo micidiale sistema militare è basato su onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e l’estrema vicinanza al centro abitato avrebbe dovuto destare negli anni scorsi maggiori preoccupazioni fra gli amministratori locali prima d’assecondare le priorità militari”.
Un programma ad uso e consumo del grande complesso militare industriale statunitense, quello del MUOS. Solo per progettare e avviare la costruzione di due satelliti e le antenne radar dei segmenti terrestri che entreranno in funzione a Niscemi e in altre tre località sparse per il mondo (Virginia, isole Hawaii e Australia), la californiana Lockheed Martin Space Systems si è vista elargire dal Pentagono più di due miliardi e 110 milioni di dollari. Un secondo contratto di “perfezionamento” e “potenziamento” del sistema MUOS, attualmente in discussione, potrebbe portare nelle casse dell’impresa spaziale USA un altro miliardo e 155 milioni di dollari. Il rigido monopolio economico del nuovo sistema satellitare delle forze armate USA è confermato dai nomi dei sub-contraenti della Lockheed Martin: si tratta di General Dynamics (realizzazione del sistema di rilevazione terrestre), Boeing (parte dei sistemi di trasmissione dei satelliti) ed Harris Corporation (i riflettori delle antenne). Le uniche “ricadute” in Sicilia saranno quella delle potentissime e pericolosissime microonde elettromagnetiche del terminal terrestre del MUOS di Niscemi.
“La revoca del MUOS, programma funzionale alle guerre stellari del XXI secolo, e lo smantellamento delle 41 antenne di trasmissione dell’US Navy di Niscemi, sono indispensabili per garantire un futuro di pace alle generazioni future e avviare una seria politica di rilancio ambientale di un’area che è tra le più contaminate e devastate della Sicilia”, affermano gli attivisti della Campagna per la smilitarizzazione e la denuclearizzazione dell’isola.
L’inquinamento elettromagnetico a Niscemi, anche senza il terminal MUOS ha raggiunto già livelli altamente preoccupanti. Recentemente l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), ha consegnato all’amministrazione comunale di Niscemi, i dati sui
rilevamenti del campo elettromagnetico generato dall’impianto militare, effettuati in un periodo compreso tra il 10 dicembre 2008 e il 9 marzo 2009. Il monitoraggio effettuato da quattro centraline installate in abitazioni civili prossime alla base, ha rilevato l’intensità della componente elettrica delle emissioni, la cui unità di misura è il volt per metro. In alcuni casi sono stati evidenziati valori superiori ai “limiti di attenzione” fissati dalle normative in materia. In contrada Ulmo, una centralina ha registrato una “media di esposizione di circa 6 V/mt con dei picchi settimanali di superamento”; la seconda centralina, sita sempre nei pressi dell’installazione militare, ha registrato i “valori medi di 4 V/m con picchi di superamento occasionali”, che in un caso (il 20 dicembre), hanno raggiunto i 9 V/m. Le altre due centraline hanno invece registrato dei “valori medi di 1-2 V/m con picchi preoccupanti”, specie in contrada Martelluzzo, dove nella giornata del 10 gennaio si è sfiorata l’intensità soglia dei 6 volt per metro.
Nonostante i preoccupanti risultati segnalati dall’ARPA, il Comitato No MUOS di Niscemi ha espresso in un comunicato “forti perplessità” sulle modalità di rilievo dei campi elettromagnetici. “Le quattro centraline, facenti parte di una rete di monitoraggio poco consona all’estensione del sito, sono state montate tutte nella stessa direzione (nord)”, segnala il Comitato. “Riteniamo pertanto che in questo modo ci siano gravi lacune sia sulle bande di frequenza misurate che sulle tipologie di onde elettromagnetiche cui tale metodo di monitoraggio presenta. I campi elettromagnetici difficilmente rilevabili con il sistema utilizzato dall’ARPA sono proprio quelli emanati dalle antenne esistenti: a bassa frequenza e omnidirezionali”.
A rendere scarsamente attendibili in termini d’impatto i dati del rilevamento ARPA, pure le ammissioni di un ufficiale statunitense della base di contrada Ulmo, riportate durante una conferenza cittadina sul rischio elettromagnetico dall’ingegnere Sergio Marino, secondo il quale “circa la metà delle 41 antenne non erano funzionanti nel periodo di monitoraggio e che non lo saranno mai”. “Se già siamo ben al di là dei “limiti di attenzione” con solo venti antenne, cosa succederebbe nel malaugurato caso venissero messe in funzione tutte le altre?”, commenta amaramente il Comitato No MUOS. “Chiediamo pertanto un’ulteriore campagna di rilevamento, predisponendo una rete di monitoraggio con rilevatori multi-banda che permettano di stimare con esattezza tutti i probabili impatti con cui, dal 1991, questa base militare sta danneggiando la salute dei cittadini, la riserva naturale e il nostro territorio”.
La mobilitazione popolare intanto continua. Il prossimo appuntamento è per domenica 24 maggio con un grande sit-in d’avanti ai cancelli dell’installazione militare USA di Niscemi.

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24 aprile, 2009

OLTRE 13 MILIARDI DI EURO PER I CACCIABOMBARDIERI.

OLTRE 13 MILIARDI DI EURO PER I CACCIABOMBARDIERI. AL VIA UNA «CAMPAGNA DI INDIGNAZIONE NAZIONALE»

[ GRILLOnews.it - 16.04.09 ] 13 miliardi di euro per i cacciabombardieri F-35. E un "terremoto" di indignazione, un coro di proteste. É quello che la società civile è chiamata, ora più che mai, ad esprimere dopo che il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al «Programma pluriennale relativo all'acquisizione del sistema d'arma Joint Strike Fighter JSF», il faraonico progetto che il Governo intende lanciare mediante la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026. «É inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per acquistare cacciabombardieri».
Firma anche tu la petizione...

Leggi tutto:
http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=3055

Firma la petizione on-line
http://www.firmiamo.it/campagnaindignazionenazionale

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4 LUGLIO: GIORNATA DELL'INDIPENDENZA DI VICENZA

Appello: alla vigilia del G8, tutte/i a Vicenza

Alla vigilia del G8 e dell'arrivo in Italia di Obama i No Dal Molin invitano tutte e tutti a Vicenza per liberare il Dal Molin dalla nuova base di guerra Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo
sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo [...]
un conveniente riguardo alle opinioni dell'umanità richiede che
quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione.
[Incipit alla Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America]

Vogliamo essere indipendenti nel costruire il futuro del nostro territorio; vogliamo che quest'ultimo sia sensibile alle opinioni di gran parte dell'umanità che rifiuta e, troppo spesso, subisce la guerra come strumento di controllo e oppressione.
Vogliamo costruire l'Altrocomune come pratica di autogestione e autonomia dei cittadini, fondandolo sulla disobbedienza alle imposizioni e sulle pratiche condivise; vogliamo riprenderci la nostra terra come luogo del vivere bene collettivo e non come oggetto di scambio tra governi.

Dall'8 al 10 luglio, alla Maddalena, si terrà il vertice del G8; in un'isola volutamente scelta perché inaccessibile a ogni voce di dissenso, capi di stato e di governo si riuniranno per decidere le sorti del nostro futuro, senza di noi. Tra essi, ci sarà il Presidente statunitense Obama: come si giustificano le sue promesse sulla fine dell'arroganza militare statunitense quando a Vicenza fa base la guerra al Dal Molin?

La vicenda vicentina rappresenta, da questo punto di vista, una delle tantecontraddizioni nella politica estera statunitense che promette legalità, rispetto e trasparenza, ma pratica illegalità, sopruso e imposizione. Come annunciato da importanti esponenti dell'amministrazione nordamericana, il Dal Molin sarà oggetto di discussione del summit al G8, non per restituire la democrazia a coloro a cui è stata negata, bensì come oggetto di accordo segreto e scambio tra governi per la ridefinizione, a partire da Africom, della presenza militare statunitense in Italia.

Vicenza, patrimonio Unesco, è assoggettata alle servitù militari; la città che ha espresso la propria netta opposizione e ha ricevuto per questo la solidarietà di ogni angolo d'Italia, ha visto il bavaglio stringersi sulla sua bocca: palesi illegalità progettuali hanno accompagnato il tentativo di "sradicare alla radice il dissenso locale" prima impedendo alla città di esprimersi, poi perseguendo centinaia di cittadini con condanne pecuniarie e procedimenti penali.

Ma Vicenza è anche uno dei tanti luoghi di costruzione di quel mondo che non accetta il diktat di quanti, riuniti per pochi giorni nelle regge imperiali, vorrebbero scrivere a tavolino la nostra storia.
Quello del movimento vicentino non è un romanzo romantico e triste; le donne e gli uomini di questa città vogliono riscrivere la storia reale, stracciando le pagine su cui politici e militari hanno già disegnato il suo futuro di asservimento e tacita accettazione.

Il 4 luglio, giornata in cui gli statunitensi festeggiano la propria indipendenza dall'impero britannico, vogliamo decretare la nostra indipendenza dall'impero militare statunitense, liberando la terra dalla presenza di una nuova base di guerra.

Nei tre anni di mobilitazione trascorsi abbiamo imparato che un sol giorno non cambierà le sorti della nostra città; ma sappiamo anche che la strada che abbiamo davanti non può che portarci a nuove sfide: per questo, alla vigilia del vertice del G8 e dell'arrivo in Italia di Obama, chiediamo alle donne e agli uomini che vogliono opporsi alla militarizzazione e alla guerra di tornare nelle strade di Vicenza e iniziare a costruire, dal basso e collettivamente, l'indipendenza dell'Altrocomune, ovvero un territorio libero e inospitale alla presenza militare perché vissuto e realizzato da un arcobaleno di diversità che, nel costruire un mondo di pace, liberano il territorio dalle servitù militari e dalle devastazione ambientale.

4 luglio 2009 a Vicenza, restituiamo il Dal Molin ai cittadini
Indipendenza, dignità, partecipazione: la terra si ribella alle basi di guerra.

Per informazioni e adesioni:
comunicazione@nodalmolin.it

www.nodalmolin.it

P.S. proprio nei momenti in cui diffondiamo l'appello è stata diffusa la notizia di un possibile spostamento del G8 all'Aquila.

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21 aprile, 2009

SABATO 30 MAGGIO 2009 A NOVARA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO GLI F-35

L’iter parlamentare per l’approvazione dell’insediamento, a Cameri (NO), della fabbrica della morte per l’assemblaggio degli F-35 è ormai definito. A partire dal 2010 inizierà la costruzione del capannone da cui usciranno delle macchine che verranno consegnate a diversi stati che li utilizzeranno per bombardare ed uccidere.Tale impresa industriale-militare viene condotta, con ampio dispendio di denaro pubblico, dalla multinazionale statunitense Lockheed Martin in associazione all'italiana Alenia Aeronautica (del gruppo Finmeccanica) e coinvolgerà una serie numerosa di fabbriche di armi e di morte collocate qua e là sul nostro territorio. Insomma, il riarmo come via d’uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni ‘30 e con la Grande Depressione di fine ‘800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. Di certo, l’impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni “di pace” produrrà distruzione, morte e sofferenza. Di sicuro gli F-35 sono i perfetti strumenti operativi di una sorta di gendarmeria mondiale in via di perfezionamento: una volta costruiti non faranno certo la ruggine in qualche hangar italiano o olandese, bensì saranno presto adoperati per uccidere e distruggere in svariate guerre, sia attuali sia future.Gli F-35 ci costeranno un sacco di soldi: circa 600 milioni di euro per costruire e attivare la fabbrica di Cameri, circa 13 miliardi di euro (a rate, fino al 2026) per l'acquisto dei 131 aerei che l'Italia vuole possedere. Del resto è stato già speso o impegnato quasi un miliardo di euro. E ciò risulta ancor più impressionante se si considera la grave crisi economica in corso. Nessuno può ignorare che, con una spesa di questa entità, si potrebbero senza alcun dubbio creare ben più dei miseri 600 posti di lavoro promessi all'interno dello stabilimento di Cameri. Si potrebbe altresì intervenire in vario modo per migliorare le condizioni di vita di tutti: per esempio ampliando e migliorando la qualità della spesa sociale, tutelando davvero territori e città (basti pensare agli effetti del terremoto abruzzese), investendo in fonti energetiche rinnovabili e ridistribuendo reddito.E poi vogliono costruire gli F-35 proprio ai confini del parco naturale del Ticino, che dovrebbe quindi sopportare l'impatto dei collaudi di centinaia e centinaia di aerei rumorosissimi e certamente inquinanti, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualità della vita degli abitanti della zona, mentre si potrebbe riconvertire il sito militare ad uso civile.In definitiva, siamo contro gli F-35 perché ci ostiniamo a pensare che sia possibile vivere in un altro modo: senza aggredire gli altri popoli, senza militarizzare il territorio ed i rapporti sociali, operando perché cessi davvero la terribile guerra permanente che l'occidente dei ricchi conduce contro i poveri del nord e del sud del mondo.Tutti a Novara, quindi, il 30 maggio 2009 alle ore 15.00, davanti alla stazione ferroviaria in piazza Garibaldi. Da lì partiremo per percorrere le strade della città e per gridare forte la nostra opposizione all'ennesima impresa di morte.Contro la militarizzazione dei territori, contro le fabbriche della morte, contro tutte le guerre, per la riconversione dei siti militari ad uso civile, per un diverso modello economico.
ASSEMBLEA PERMANENTE NO F-35

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